Consumo di alcol, allarme per gli adolescenti

Un milione e mezzo di alcolisti, 30 mila morti all’anno: questi i preoccupanti dati sulla situazione italiana. Tuttavia, al di là di queste cifre, ad allarmare ancora di più è l’età della prima bevuta: “a dodici anni ci si ubriaca, sballandosi fino all’inverosimile, soprattutto durante il week-end con gli amici”, come afferma Maria Luisa Attilia, la dottoressa responsabile del trattamento Day Hospital del reparto di prevenzione e cura dei danni epatici da alcol del Policlinico Umberto I di Roma.

«In età adolescenziale non possiamo parlare di dipendenza vera e propria, ma di comportamenti a rischio; anche perché, nel tempo – e questa è una cosa che raramente viene ricordata – l’assunzione di sostanze alcoliche rappresenta la causa, per il 40%, della cardiopatia dilatativa», spiega la dottoressa.

Tra i responsabili del consumo di alcol tra i giovanissimi Maria Luisa Attilia indica la pubblicità: “sono più o meno 18 i milioni di euro spesi ogni anno per pubblicizzare l’alcol, mentre 1 milione di euro, al massimo, è destinato alla lotta alla prevenzione: se poi un prodotto per gli adolescenti, come Hello Kitty, decide di mettere in commercio spumante e birra a bassa gradazione, diventa impossibile venirne fuori”.

Secondo una ricerca del National Center on Addiction and Substance Abuse, ci sarebbe una relazione tra consumo di alcol ed abitudini familiari. In base ai risultati dello studio, infatti, gli adolescenti che cenano abitualmente in famiglia sono meno propensi all’uso di droghe e alcol. Viceversa, i giovani tra i 13 e i 19 anni che non consumano un pasto con i propri genitori almeno 5 volte a settimana hanno il doppio delle probabilità di essere fumatori o di bere alcolici, o di fare uso di marijuana.

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