Mucche italiane: uno sterminio miope

Per produrre più latte si allevano Frisone. Ma costano di più delle razze autoctone che stanno scomparendo.

Di che razza è questa mucca?” È una domanda che, senza un’inversione di tendenza, non sentiremo più in Italia. La trasformazione industriale della filiera del latte ha spinto a usare un solo tipo di mucca (la Frisona, di origine olandese), con un impatto devastante sulle razze autoctone.
«Oggi, dei quasi due milioni di mucche presenti in Italia, il 93% è Frisona e il 3% Bruna Alpina, praticamente una Frisona marrone», spiega Riccardo Fortina, presidente onorario dell’associazione Rare (Razze autoctone a rischio di estinzione).

«Le altre razze, che nei secoli si erano adattate ai nostri climi e territori, stanno scomparendo. E, con esse, ottimi formaggi».
I numeri sono da riserva indiana: la Bianca della Val Padana è passata dai 142 mila capi del 1960 agli attuali 600. La Burlina, tipica dei Colli Berici e dell’area del Monte Grappa, dai 15 mila capi del 1930 è ora ridotta a meno di 300 esemplari. La Agerolese, tipica della campagna napoletana, dal 1992 è stata inserita tra gli animali a rischio estinzione dalla Fao. Idem per il Mucco Pisano. E la Pustertaler (Val Pusteria) è ormai una “razza reliquia”. Praticamente, uno sterminio.

Il motivo: l’ansia di produrre enormi quantità di latte con pochi capi ha orientato gli allevatori verso la Frisona, una macchina da latte che viene letteralmente “spremuta” per farle produrre 60 litri al giorno. «Sembra una scelta vincente, invece è miope», denuncia Fortina.
«La Frisona produce molto di più, ma la sua razione di cibo è di 5 euro al giorno e i ricavi non coprono i costi. Le razze autoctone producono 10-12 litri di latte, ma per sfamarle basta un pascolo. E dal loro latte si ricavano formaggi che sono vere eccellenze produttive della nostra gastronomia».

Per salvare queste razze dal 1985 esiste il Registro delle popolazioni bovine autoctone a limitata diffusione. Ma senza un deciso cambio di rotta, l’estinzione sarà inevitabile. Con o senza registro.

Fonte: valori

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